I candidati si presentano: Fabio Bernardini - Cittadini in Comune

I candidati si presentano: Fabio Bernardini

Proseguiamo la presentazione dei candidati della lista civica indipendente “Cittadini in Comune per Collesalvetti” che vedrà Emanuele Marcis come candidato sindaco ed il Dott. Enrico Frontini capolista.

E’ la volta di Fabio Bernardini, 35 anni, residente a Stagno con la moglie e due figli, perito elettronico, lavora come tecnico progettista elettro-strumentale in uno studio di Cecina.

Hai mai fatto politica prima di ora? Cosa ti ha spinto ad entrare in questo progetto?

Mi interesso di politica praticamente da quando ho memoria, “fatto”, è un parolone, non mi sono mai candidato, ma ho sempre svolto attività politica, fin da giovanissimo, nella Sinistra Giovanile prima, poi nel PD, che ho lasciato per le pessime politiche ambientali portate avanti. Ho fatto per un po’ da figura di riferimento per Possibile di Civati sul territorio comunale, esperienza anche questa terminata con le elezioni del 2018 e la nascita di LEU.

Posso orgogliosamente dire di essere stato tra i promotori di questo progetto, fin dalla fase embrionale. Da tempo pensavo che per il nostro Comune servisse una alternativa fuori dai partiti e movimenti tradizionali, una vera Lista Civica, che mirasse alla buona amministrazione, mettendo insieme competenze che venissero da diverse esperienze e percorsi, che non si sarebbero mai avvicinate ad un partito, per lo più perché delusi dalla politica nazionale e locale. In un periodo storico come questo più che mai serve la forza propulsiva della partecipazione dal basso, e questo è stato il nostro intento fin da subito. E devo dire che finora ci ha dato notevoli soddisfazioni, in termini di qualità e quantità di contenuti portati da chi si è aggregato man mano nel cammino.

Quali pensi siano le principali criticità del territorio?

Collesalvetti è un territorio complicato, che richiede pazienza e ascolto. Ci sono problemi atavici, di collegamenti e mobilità, reti fognarie e manutenzioni da fare.

Conosco bene le realtà di Stagno, dove vivo, e Vicarello, dove sono cresciuto. Per la frazione di Stagno il primo punto è senza dubbio la qualità dell’aria che respiriamo. Purtroppo, nonostante il progresso nei cicli produttivi della raffineria in primis, ma anche di altre realtà, ancora non si riescono ad evitare maleodoranze e disagi annessi. Su questo si può e si deve fare molto, a cominciare dalle segnalazioni capillari ad ARPAT e autorità competenti. Abbiamo la “fortuna” tra virgolette, di avere un comitato ambientalista (Collesalviamo l’ambiente), sul territorio che si occupa e preoccupa di tutte le problematiche legate a questi fattori, in questi anni si sono dati molto da fare e speriamo che anche con il loro aiuto e la loro esperienza si possa imboccare la strada giusta su questi aspetti. Ovviamente non si può delegare un comitatato di volontari a trattare questi delicati argomenti, ma dovrebbe essere premura di una buona amministrazione, far si che le realtà produttive non portino un abbassamento della qualità della vita, tenendo conto che la salute dei cittadini deve venire sempre al primo posto.

Stagno ha bisogno a mio avviso di un centro di aggregazione, un ritrovo, che diventi il punto nevralgico della vita di paese. In tal senso una riqualificazione del Macchia verde potrebbe portare notevoli benefici, visto lo stato in cui versa attualmente, porta degrado e stato di abbandono proprio in mezzo alla frazione, che non sono mai un bel biglietto da visita.

Qual è il tema che più ti sta a cuore del programma?

Ricollegandomi a quanto dicevo prima, una mia particolare preoccupazione è in generale, lo stato in cui versano gli immobili di proprietà del Comune. Un po’ in tutte le frazioni abbiamo esempi di abbandono, scarsa cura e manutenzione, e disinteresse da parte dell’amministrazione, che in questi dieci anni hanno portato a veri e propri “mostri” nei nostri centri. Il macchia verde ne è un esempio, ma si pensi anche alle ex-scuole medie di Vicarello, per altro sede della scuola dei musica, e altre strutture su Collesalvetti.

Questo deve finire. Non è possibile continuare a lasciar andare in balia del tempo il patrimonio pubblico. Questi immobili devono essere recuperati e resi fruibili alla cittadinanza in totale sicurezza, quelli nei centri devono anche diventare esteticamente belli. Occorrono progetti su cui lavorare insieme alle associazioni del territorio e ai cittadini, da tenere magari anche nei cassetti per qualche anno, ma in modo da essere pronti per intercettare bandi di riqualificazione.

Tre parole per il futuro di Collesalvetti?

Se le preposizioni non valgono è facile: Cittadini in Comune per Collesalvetti.