Esprimiamo condanna per l’aggressione turca nel Rojava e solidarietà per il popolo curdo

Esprimiamo condanna per l’aggressione turca nel Rojava e solidarietà per il popolo curdo

In questi giorni ci stiamo occupando con grande attenzione e impegno della questione ENI, della battaglia per non perdere il medico a Stagno, della nostra indagine sulle modalità di gestione della palestra di Vicarello (attualmente gestita senza titolo), la costituzione dell’Osservatorio Rifiuti Zero e molte altre cose. Tutte battaglie che riguardano strettamente il nostro territorio e le persone che ci vivono e non potrebbe essere altrimenti visto che siamo una lista civica indipendente, locale, che ha sempre mantenuto la distanza da questioni che non riguardano in qualche modo il nostro Comune.

Ma certe cose, apparentemente lontane, ci toccano in realtà da vicino e non possiamo rimanere indifferenti.

Riportiamo un estratto della proposta di Ordine del Giorno “Condanna invasione della Turchia in Siria e solidarietà al popolo curdo”  che chiederemo di discutere nel prossimo Consiglio Comunale del 31 Ottobre.

I curdi rappresentano la quarta etnia più grande del Medio Oriente dopo arabi, persiani e turchi. Si stimano ad oggi circa 30 milioni di persone distribuite in 5 paesi Turchia (25%), Iraq (15% – 20%), Iran (10%), Siria (10%), e Armenia. Dal 2011 la Siria è teatro di una sanguinosa guerra civile nel corso della quale l’ISIS è arrivato ad occupare una parte consistente dell’intero territorio siriano I curdi siriani hanno efficacemente collaborato per debellare l’ISIS, essendo stati impegnati dal 2013 a oggi a difendere le città curde del nord dagli attacchi dell’ISIS e poi a recuperare i territori che erano finiti sotto il controllo dello Stato Islamico in buona parte della Siria. I curdi hanno combattuto come unica forza di terra all’interno di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, e la presenza delle loro milizie continua a essere considerata ancora oggi preziosa per il contenimento sul terreno dell’ISIS e rappresentano un baluardo anche per conto dei paesi europei, e in generale dell’Occidente, verso il terrorismo internazionale, visto che sotto la loro custodia vi sono attualmente migliaia di miliziani ISIS, locali e stranieri. A differenza dei curdi iracheni, che da diverso tempo hanno una loro regione autonoma all’interno dell’Iraq (il Kurdistan Iracheno), i curdi siriani sono riusciti a ottenere una certa autonomia solo negli ultimi anni, dopo l’inizio della guerra in Siria, rafforzando il loro controllo sulla regione che abitano, il “Rojava”, ovvero il “Kurdistan occidentale”, una regione nel nord della Siria lungo il confine con la Turchia il cui governo è garantito dal Partito dell’Unione Democratica (PYD). La regione del Rojava è oggi un esempio positivo di democrazia partecipata in cui convivono pacificamente curdi, arabi, cristiani, armeni e molti altri gruppi, il governo del Rojava promuove il rispetto della donna e un’idea di società libertaria, questo testimoniato anche da una delegazione ANCI che nel corso di una visita nell’ambito del progetto “Municipi senza Frontiere” in Giugno 2019 volto a sostenere le municipalità curde nel Nord Est della Siria e nel Kurdistan Iracheno ha espresso il proprio “riconoscimento per aver rappresentato un esempio unico di forte municipalismo nonché coraggiosa resistenza agli effetti devastanti dell’avanzata dello Stato Islamico nella regione e alla distruzione di una guerra che dura da otto anni”.

Con l’operazione militare iniziata Mercoledì 7 ottobre 2019, il governo turco vorrebbe prendere il controllo anche dei territori curdi del Rojava stabilendo una “zona cuscinetto” profondo alcune decine di chilometri da cui cacciare i curdi e in cui trasferire i profughi siriani che negli ultimi anni sono arrivati in Turchia dopo essere scappati dalla guerra. 

L’aggressione militare della Turchia, paese membro della NATO, che ha seguito il disimpegno degli Stati Uniti dal Nord della Siria, rappresenta un atto unilaterale di aggressione gravissimo che viola il diritto internazionale oltre che i principi fondamentali della nostra costituzione, mettendo a rischio l’incolumità e la sicurezza di decine di migliaia di civili e di rifugiati. Con questa operazione si destabilizza un’area molto vasta che interessa centinaia di migliaia di profughi siriani a cui si aggiungono centinaia di migliaia di profughi curdi in fuga dall’aggressione turca e che la stessa Turchia ha beneficiato di grandi sostegni soprattutto da parte dell’Unione Europea proprio per l’accoglienza dei profughi siriani. Le operazioni militari della Turchia hanno già provocato numerose vittime fra la popolazione civile (fra cui bambini) e che, come era del tutto prevedibile, hanno consentito una ripresa delle attività dei fondamentalisti islamici dell’ISIS che si sono dimostrati in tutta la loro brutalità attraverso il barbaro assassinio della giovane donna Hevrin Khala, attivista per i diritti delle donne.

Il Presidente della regione Toscana ha annunciato che la regione Toscana proporrà alla Conferenza delle Regioni e ad Anci Nazionale di organizzare una giornata di mobilitazione nazionale a sostegno del popolo curdo. Molte amministrazioni locali in tutta Italia hanno già espresso la propria solidarietà al popolo curdo e chiedo al Governo Italiano di mettere in atto azioni concrete. Sono molte anche le iniziative organizzate dal basso come la manifestazione “Fermiamo la guerra. Giù le mani dal Rojava” il 19 Ottobre organizzata dal Coordinamento Toscana per il Kurdistan.

Chiediamo quindi che il Consiglio Comunale deliberi:

  • Di condannare l’inizio della guerra turca contro i curdi siriani;
  • Di esprimere solidarietà ai curdi siriani, martoriati da anni, malgrado la collaborazione positiva concreta contro l’Isis;
  • Di invitare il governo italiano e i governi europei a bloccare qualunque commercio di armi con la Turchia;
  • Di auspicare un ruolo attivo e protagonista dell’Italia e dell’Unione Europea a sostegno della causa dei curdi siriani con atti di concreta solidarietà e di iniziative immediate per la fine del conflitto;
  • Di auspicare un intervento dell’ONU per dirimere le questioni del conflitto;
  • Di trasmettere la presente deliberazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
  • Di pubblicare il presente provvedimento all’albo pretorio, sul sito internet e sulla pagina social del Comune.

 

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